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sicurezza sul lavoro Archivi - Pagina 2 di 3 - Dottor Umberto Schiavo - Medico competente del Lavoro Padova

Come si scrive il Piano Operativo di Sicurezza

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Come si redige il POS, piano operativo di sicurezza

Valutazione dei rischi in azienda e Piano Operativo di Sicurezza: una breve guida nella redazione del P.O.S. per il Datore di lavoro.

La definizione di Piano Operativo di Sicurezza si riferisce a quel documento il Datore di lavoro è tenuto a presentare durante la fase immediatamente precedente all’avvio dei lavori in un cantiere. Secondo quanto stabilito dal Testo Unico in materia di sicurezza a cui si fa riferimento nel Decreto Legislativo 81 del 2008, il Piano Operativo di Sicurezza deve contenere un prospetto dettagliato circa la Valutazione dei rischi.

Obiettivo finale del Piano Operativo di Sicurezza è mettere in chiaro quali siano le contromisure attivate sul posto di lavoro allo scopo di prevenire il verificarsi di incidenti e proteggere la salute dei lavoratori e di chi abita quotidianamente il cantiere.

È bene ricordare che tutte le varie imprese coinvolte nei lavori del cantiere devono poter esibire un Piano Operativo di Sicurezza: i responsabili della sicurezza incaricati dalle varie imprese coinvolte devono poter accedere in ogni momento a tutta la documentazione, che deve essere custodita all’interno del posto di lavoro..

 

Piano Operativo di sicurezza: contenuti richiesti dalla legge

Il Piano Operativo di Sicurezza deve obbligatoriamente riportare tutte le informazioni riguardanti la gestione delle misure di sicurezza e prevenzione sul posto di lavoro. All’interno del Piano Operativo di Sicurezza devono inoltre essere specificati i riferimenti alle varie mansioni svolte, alle attrezzature e ai macchinari utilizzati, alle procedure operative che vengono attuate su base quotidiana. Più ancora, il Piano Operativo di Sicurezza deve riportare un’analisi approfondita di ogni rischio presente sul posto di lavoro. Tale analisi deve ovviamente essere fatta tenendo conto delle peculiarità del posto di lavoro. Il Piano Operativo della Sicurezza deve includere le informazioni che seguono.

  • Dati necessari all’identificazione dell’impresa: identità del datore di lavoro, indirizzi e riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere.
  • Attività e singole lavorazioni svolte all’interno del cantiere, con riferimenti ai lavoratori autonomi subaffidatari.
  • Nominativi e riferimenti dei medici competenti coinvolti,  dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione e dei responsabili di pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e del RSPP (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza).
  • Nominativi e riferimenti del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere e elenco delle mansioni inerenti la sicurezza svolte in cantiere.
  • Descrizione dettagliata dell’attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni dei lavoratori.
  • Elenco di strutture fisse quali ponteggi, ponti su ruote a torre, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere (con relativi certificati, dove richiesti).
  • Elenco di sostanze chimiche potenzialmente pericolose utilizzate nel cantiere con relative schede di sicurezza e metodo di stoccaggio.
  • Elenco dei DPI (dispositivi di protezione individuale) forniti ai lavoratori occupati in cantiere.

 

Pos e datore di lavoro

Il Piano Operativo di Sicurezza può essere visto come una risorsa utile per monitorare gli standard di sicurezza nei cantieri edili e ridurre il rischio di incidenti. Affinché sia effettivamente utile al datore di lavoro, il Piano Operativo di Sicurezza deve tuttavia essere redatto tenendo sempre presenti le peculiarità dell’ambiente di lavoro.

(Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_operativo_di_sicurezza)

Il passaggio dalla legge 626/94 al DLgs 81/08 sulla sicurezza sul lavoro

Legge 626 e DLgs 81/08: come cambia la sicurezza sul lavoro

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Il passaggio dalla legge 626/94 al DLgs 81/08 sulla sicurezza sul lavoro

Come cambia la normativa sulla sicurezza sul lavoro: panoramica su come cambia la legislazione dalla Legge 626 al Decreto Legislativo 81/08.

La normativa riguardante la sicurezza sul lavoro è andata incontro a cambiamenti importanti in particolare in due periodi: nel 1994, anno in cui entra in vigore la “celebre” Legge 626, e successivamente nel 2008, con il passaggio al D.Lgs. 81/08. In questo spazio vogliamo proporre un breve excursus su come la normativa sia cambiata e su quali siano, in particolare, i cambiamenti che riguardano il Datore di lavoro.

Lo scopo della Legge 626 fu quello di mettere l’Italia alla pari con gli altri paesi europei in materia di sicurezza sul lavoro. La Legge 626 ha introdotto elementi importanti, tra cui la figura dell’RSPP, la figura dell’RLS (il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e il Servizio di Prevenzione e Protezione. Altro cambiamento importante arrivato con la Legge 626 prevede che il datore di lavoro stesso sia responsabile della della sicurezza sul luogo di lavoro, mentre con la legislazione precedente, era “debitore della sicurezza nei posti di lavoro”. Allo stesso modo, con la Legge 626 diventa obbligatoria anche la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi.

 

Legge 626 e cambiamenti successivi

La Legge 626 è rimasta in vigore per 13 anni. Nel 2007, a seguito dell’approvazione della delega 123, la Legge 626 è stata sostituita dal Decreto Legislativo 81. Questo passaggio ha risposto ad un bisogno di rinnovamento che si è tradotto nella creazione di un sistema di sanzioni per i trasgressori, di un’autorità riconosciuta e potente delegata all’ispezione e al mantenimento degli standard di sicurezza. Soprattutto, il Decreto Legislativo 81 ha portato ad una semplificazione della normativa tramite la creazione di un Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro che rimane valido ancora oggi (seppure con aggiornamenti successivi).

In merito all’apparato sanzionatorio, il principale cambiamento rispetto alla Legge 626 è la definizione delle modalità di punizione per mancanze e omissioni che possono portare all’infortunio del lavoratore, con l’inclusione di reati di lesioni colpose e omicidio colposo.

 

Decreto Legislativo 81 Del 2008

Nel 2008 entra in vigore il Decreto Legislativo 81, per mezzo dell’approvazione del Ministro del Lavoro e dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. Di seguito riportiamo i cambiamenti più importanti rispetto alla precedente Legge 626.

  • introduzione di sanzioni penali in caso di trasgressione della normativa;
  • introduzione della figura dell’RLS, quale rappresentante dei lavoratori che può ispezionare gli impianti e visionare i documenti aziendali relativi alla sicurezza;
  • obbligo della compilazione del Documento di valutazione del rischio da parte del Datore di lavoro (obbligo non delegabile);
  • Introduzione dell’obbligo di responsabilità delle aziende appaltatrici verso le aziende subappaltanti;
  • sospensione delle attività fino alla messa in regola nei casi di aziende che non rispettino le indicazione del Testo Unico, aziende con un deficit di personale maggiore del 20% di lavoratori in nero, aziende con turni di lavoro maggiori di quelli consentiti dai Contratti Nazionali di categoria.

 

Fonte: http://www.normativa-sicurezza-sul-lavoro.it/dalla-626-al-81-08.html

datore di lavoro

Il Datore di lavoro: responsabilità in ottica di sicurezza

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Il datore di lavoro e gli Adempimenti sicurezza sul lavoro

Compiti e responsabilità del Datore di lavoro all’interno della Legislazione vigente in ambito i sicurezza: come agire nel rispetto dei regolamenti.

In ambito di sicurezza sul posto di lavoro, il ruolo del Datore di lavoro è uno di quelli più delicati. La normativa italiana riguardante le responsabilità del Datore di lavoro è stata, negli ultimi anni, soggetta a vari cambiamenti: oggi gli adempimenti per la sicurezza del Datore di lavoro vengono regolati con precisione all’interno dei Decreti Legislativi 81/08 e 106/2009.

Negli articoli di cui sopra si trattano nel dettaglio le misure di sicurezza necessarie a prevenire incidenti sul posto di lavoro e le procedure (diverse in base alle caratteristiche del contesto di lavoro) da adottare in caso di incidente. In ognuno di questi momenti, il Datore di lavoro è tra le figure centrali.

Nel Decreto Legislativo 81/08 si specifica che tra le responsabilità del Datore di lavoro c’è garantire la sicurezza: ovvero, in ogni momento, all’interno dell’ambiente lavorativo, deve essere assicurata l’integrità psicofisica dei lavoratori. Per fare ciò, il Datore di lavoro è tenuto a ridurre al minimo tutte le situazioni di rischio.

 

Datore di lavoro e sicurezza: supervisione di personale e attrezzature

Il Datore di lavoro non è il solo a dover farsi carico della responsabilità della sicurezza: la normativa prevede infatti che il Datore di lavoro possa assegnare alcune figure all’interno dell’organico aziendale a cui spetterà il compito di pianificare e gestire le varie misure di sicurezza. Più ancora, a costoro (e al Datore di lavoro) spetta la responsabilità di garantire in ogni momento il rispetto degli standard di sicurezza prescritti dalla legge.

All’interno dei compiti del Datore di lavoro e delle altre figure incaricate della sicurezza c’è l’organizzazione di attività di informazione e formazione dei lavoratori.

Tutte le persone che operano con regolarità sul posto di lavoro (in particolare i lavoratori appena assunti) devono essere informate circa i comportamenti da adottare, in particolare nel caso siano impiegati nell’utilizzo di attrezzature particolari.

Allo stesso modo, il Datore di lavoro deve supervisionare l’organizzazione della formazione alal sicurezza dei lavoratori, rispettando gli obblighi di Legge.

 

Decreto Legislativo 81 Del 2008 e sorveglianza sanitaria obbligatoria

Nel Decreto Legislativo 81/08 vengono riportate informazioni precise anche in merito ai vari scenari in cui viene richiesta la messa in atto della sorveglianza sanitaria e di tutte le procedure correlate.

È importante ricordare che in tutti i casi in cui il Datore di lavoro manchi di attivare la sorveglianza sanitaria, il Decreto Legislativo 81/08 prevede sanzioni a suo carico che possono variare dall’ammenda (da 1.500 € a 6.000 €) all’arresto da 2 a 4 mesi.

Il Datore di lavoro è tenuto ad attivare la sorveglianza sanitaria in tutti i seguenti casi:

  • quando uno o più dei lavoratori richieda l’attivazione di sorveglianza sanitaria e il medico del lavoro approva la richiesta;
  • quando la valutazione dei rischi fatta dal medico incaricato evidenza la necessità di sorveglianza sanitaria;
  • quando la sorveglianza sia prevista dal regolamento vigente in materia di sicurezza sul lavoro.

Fonte http://www.anfos.it/sicurezza/datore-di-lavoro/

Decreto legislativo 81 del 2008

Decreto legislativo 81 del 2008: cosa dice la normativa

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Il decreto legislativo 81 del 2008, testo unico sulla sicurezza sul lavoro

Medici competenti e sorveglianza sanitaria obbligatoria: la normativa prevista nel testo unico del Decreto Legislativo 81/08.

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 fornisce tutte le indicazioni per il medico competente e il Datore di lavoro riguardanti la sorveglianza sanitaria obbligatoria e, più importante le  conseguenze giuridiche della mancata attivazione della sorveglianza sanitaria obbligatoria.

Ad oggi, infatti, le indicazioni fornite dal Decreto Legislativo 81 del 2008 sono spesso frutto di dubbi e incertezze presso i Datori di lavoro, che spesso portato a termina la procedura di valutazione dei rischi senza tuttavia procedere ad attivare la sorveglianza sanitaria, incorrendo in sanzioni giuridiche anche gravi.

 

Decreto legislativo 81 del 2008: le sanzioni

Nel caso che un Datore di lavoro manchi di nominare un responsabile della sorveglianza sanitaria, può incorrere in conseguenze penali quali ammenda (da 1500 a 6000 €) o arresto (da 2 a 4 mesi).

Risulta quindi evidente che l’obbligo di  sorveglianza sanitaria non può essere ignorato dal Datore di lavoro che ha effettuato una valutazione dei rischi nella quale sono presenti i suddetti rischi. Nel caso ci sia effettivamente il dubbio, Il Datore di lavoro deve rivedere il proprio documento di valutazione dei rischi e confrontarlo con quanto prescritto nel Decreto Legislativo 81 del 2008. Può essere utile in questi casi chiedere l’ausilio di un medico competente e coinvolgere eventualmente il lavoratore incaricato del ruolo di RSPP.

 

RSPP e decreto legislativo 81 del 2008

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 fornisce importanti indicazioni anche in merito alla nomina di un medico competente preposto alla sorveglianza sanitaria. Il Testo unico stabilisce che il ruolo e i compiti del responsabile della sorveglianza sanitaria cambino in base alla tipologia e alla dimensione dell’azienda interessata.

Nelle imprese di dimensioni contenute, il Decreto Legislativo 81 del 2008 permette che il ruolo dell’RSPP sia coperto dallo stesso datore di lavoro. Nello specifico, ricadono in questa regola:

  • Industrie e imprese artigiane con meno di 30 dipendenti;
  • aziende agricole e/o zootecniche con meno di 10 dipendenti;
  • imprese ittiche con meno di 20 impiegati;
  • aziende di altre tipologie che abbiano in organico fino a un massimo di 20 dipendenti.

 

Per tutte le imprese non contemplate nella lista, il Decreto Legislativo 81 del 2008 permette che il ruolo dell’RSPP ricada su uno dei dipendenti dell’azienda. In alternativa il Datore di lavoro può decidere di affidare il compito ad un medico competente.

In ogni caso, affinché si rispetti quanto stabilito dal Decreto Legislativo 81 del 2008, è necessario che l’RSPP soddisfi dei requisiti di competenza: deve quindi aver frequentato uno corso di formazione specifico della durata di 16-48 ore (a seconda della tipologia di azienda) in cui si analizzano gli standard di sicurezza sui luoghi di lavoro.

(Fonte: http://www.quidsicurezza.it/legislazione/sorveglianza-sanitaria-nominare-medico-competente/#.V2RrjB8zrCI )

rspp datore di lavoro

RSPP datore di lavoro: indicazioni per sicurezza in azienda

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Quando RSPP è il datore di lavoro secondo il decreto 81/08

 

Normativa e regolamenti per il Datore di lavoro nel ruolo di RSPP: formazione e responsabilità del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

Tra i principali attore della sorveglianza sanitaria sul posto di lavoro c’è l’RSPP. In alcuni casi, definiti dalla Legge, il ruolo dell’RSPP può essere coperto dal datore di lavoro. Secondo quanto definito all’articolo 2 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D. Lgs. 81/08), l’RSPP è la “persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali […] designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.” In sostanza, l’RSPP Datore di lavoro è la figura centrale della sorveglianza sanitaria sul luogo di lavoro: ad esso spettano le responsabilità di rilevare eventuali fattori di rischio e progettare eventuali misure di prevenzione.

 

RSPP Datore di lavoro: cosa prevede la normativa

Le responsabilità dell’RSPP cambiano in base alla tipologia e alla dimensione di azienda. Nel caso si tratti di aziende di dimensioni contenute, è pratica comune che la responsabilità della sorveglianza sanitaria ricada appunto sul Datore di lavoro. In particolare, si parla di RSPP Datore di lavoro nei seguenti casi.

  • Industrie e imprese artigiane con meno di 30 dipendenti;
  • aziende agricole e/o zootecniche con meno di 10 dipendenti;
  • imprese ittiche con meno di 20 impiegati;
  • aziende di altre tipologie che abbiano in organico fino a un massimo di 20 dipendenti.

 

Per tutti i contesti aziendali non inclusi nella lista, la sorveglianza sanitaria diventa responsabilità di un delegato dei dipendenti dell’azienda. In alternativa, il Datore di lavoro può stabilire di affidare il compito ad un medico competente.

 

Decreto 81/08: formazione per sorveglianza sanitaria

Il ruolo dell’RSPP può quindi essere coperto dal datore di lavoro, da un dipendente o dal medico del lavoro: in ogni caso, è necessario che il responsabile della sicurezza sul posto di lavoro soddisfi dei requisiti di competenza stabilita dal decreto 81/08. In particolare, l’RSPP Datore di lavoro o il dipendente incaricato devono aver frequentato uno specifico corso di formazione della durata di 16-48 ore (in base alla tipologia di azienda) in cui si forniscono informazioni sugli standard di sicurezza sul posto di lavoro.

 

In conclusione, l’RSPP Datore di lavoro, o il responsabile della sorveglianza sanitaria delegato, deve conoscere bene l’azienda e le attività quotidiane che vi vengono svolte, avendo così le idee chiare sui rischi contingenti. Altrettanto importanti sono formazione e aggiornamento: l’RSPP Datore di lavoro deve infatti essere sempre informato circa le normative in vigore e la sua preparazione deve essere certificata.

decreto sicurezza sul lavoro

Decreto sicurezza sul lavoro: indicazioni sul Testo Unico

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Il decreto legislativo 81 del 2008, testo unico sulla sicurezza sul lavoro

Il medico competente e il decreto sicurezza sul lavoro: indicazioni e linee guida per il lavoro nel rispetto del Testo Unico.

Il Testo Unico di sicurezza stabilisce con precisione i termini in cui è necessario attivare la sorveglianza sanitaria: per il medico competente e i Datori di lavoro diventa essenziale avere le idee chiare circa la normativa vigente e, soprattutto, circa le conseguenze giuridiche di una mancata attivazione della stessa.

Ad oggi, quello della sorveglianza sanitaria obbligatoria è infatti una questione incerta per molti Datori di lavoro, in particolare risulta esserci incertezza circa la differenza tra valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria obbligatoria e circa la necessità o meno di quest’ultima.

Nel caso la sorveglianza sanitaria sia richiesta dalla legge ma non venga nominato un medico competente, la responsabilità ricade sul Datore di lavoro, con sanzioni che possono consistere in un’ammenda da 1500 a 6000 € o nell’arresto da 2 a 4 mesi.

Decreto sicurezza sul lavoro: quando è necessaria la sorveglianza sanitaria?

La nomina del medico del lavoro che sia responsabile delle procedure di sorveglianza sanitaria in azienda è regolata dal Decreto Legislativo 81/08. La sorveglianza sanitaria è obbligatoria in tutte le situazioni elencati di seguito:

  • quando uno o più dei lavoratori richiede espressamente l’attivazione di sorveglianza sanitaria e il medico del lavoro approva la richiesta;
  • quando la valutazione dei rischi fatta dal medico incaricato evidenza la necessità di sorveglianza sanitaria;
  • qualora la sorveglianza sia prevista dal regolamento vigente.

Parlando di regolamenti vigenti, la Legge prevede la sorveglianza sanitaria obbligatoria in tutti i contesti lavorativi in cui si manifestino i seguenti rischi:

  • agenti chimici, cancerogeni e mutageni
  • rischi biologici di varia natura
  • rischi correlati alla movimentazione manuale di carichi
  • attività al videoterminale per un tempo complessivo di almeno 20 ore settimanali (al netto di pause e interruzioni)
  • rischi correlati ad agenti fisici quali rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti, radiazioni ottiche artificiali
  • rischi da microclima
  • rischi correlati al settore sanitario
  • presenza di impianti elettrici ad alta tensione
  • attività lavorative in orario notturno
  • Presenza di lavoratori impiegati in mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute propria e di terzi.

Sicurezza sul lavoro

Per tutti i lavoratori che rientrano nelle procedure della sorveglianza sanitaria obbligatoria è obbligatoria la creazione (con conseguente aggiornamento) di una cartella sanitaria personale, alla quale copia devono avere accesso.

La cartella originale deve invece essere conservata dal Datore di lavoro all’interno dell’azienda, in un luogo accessibile e concordato con il medico competente: la responsabilità della gestione dei documenti relativi alla sorveglianza sanitaria obbligatoria spetta infatti al medico competente. Allo stesso modo, il medico competente ha la responsabilità di monitorare i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria tramite visita medica periodica con cadenza annuale (con frequenza maggiore qualora la normativa lo preveda o il medico competente lo ritenga necessario). All’interno del documento di valutazione dei rischi, il medico del lavoro deve riportare i risultati della visita medica, così da poterne fare uso nella pianificazione delle misure di prevenzione.

 

Occhiali progressivi e videoterminalisti

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Medici del lavoro e occhiali progressivi: quando il videoterminalista può averne bisogno

Occhiali progressivi per videoterminalisti: da consigliare o no? Tra i medici competenti la questione è dibattuta e molto attuale: i lavoratori addetti al videoterminale sono infatti sempre di più diffusi e in numerosi settori aziendali. È quindi necessario capire quando il medico del lavoro debba consigliare l’uso di occhiali progressivi e quando invece non siano da consigliare.

 

Non è insolito che i lavoratori che trascorrono molte ore al videoterminale decidano, in autonomia, di dotarsi di occhiali con lenti progressive, soprattutto nel caso di lavoratori con età superiore ai 40 anni. È importante sottolineare come, per quanto concerne il medico del lavoro, gli occhiali progressivi che vengono utilizzati per scopi professionali e personali non figurano come Dispositivo Speciale di Correzione: non possono quindi essere forniti dall’azienda ma devono essere acquistati dal lavoratore stesso.

 

Medici del lavoro e occhiali progressivi: studi e scuole di pensiero

Uno dei problemi dibattuti dai medici del lavoro in merito agli occhiali progressivi è l’assenza di una letteratura scientifica propriamente detta: in sostanza, non esistono linee guide universalmente riconosciute a cui il medico competente possa fare riferimento.

Ci sono alcuni studi che accomunano chi fa uso professionale di lenti progressive con problemi come cefalea o disturbi muscolo-scheletrici, e che pertanto ne sconsigliano l’utilizzo.

Altri medici competenti preferiscono invece dare ascolto agli studi degli optometristi, che si schierano nettamente a favore.

 

Medici del lavoro e occhiali progressivi: comfort e sicurezza

È quindi necessario porsi delle domande. Anzitutto, bisogna capire quale sia lo stato dell’arte delle lenti progressive. In secondo luogo, prima di scegliere quale scuola di pensiero seguire bisogna chiedersi se i risultati dei relativi studi non siano viziati da logiche “commerciali”.

 

Sono fondamentalmente due i parametri che i medici del lavoro devono valutare: sicurezza e comfort. Una volta appurata la mancanza di riferimenti certificati, può essere saggio chiedere il parere del lavoratore stesso: a questo proposito, uno studio del 2011 dimostra che nella maggior parte dei casi i videoterminalisti non sono soddisfatti dall’adozione di occhiali progressivi.

 

Medici del lavoro e occhiali progressivi: comfort e sicurezza

In ogni caso, per la scelta degli occhiali progressivi i medici del lavoro possono appoggiarsi ad un altro specialista, in particolare un oftalmologo che curi la realizzazione di una lente con caratteristiche specifiche, a partire dalle necessità peculiari del lavoratore. È infatti fondamentale considerare l’utilizzo che si fa degli occhiali: nel caso di un utilizzo limitato all’ufficio, è preferibile una lente per distanza medio-vicina; l’attività in esterno richiederà invece l’adozione di un occhiale per le media-lunga distanza.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2015/06/interno-mcj-1_2015-2.pdf (Paolo Trau’)

Attività outdoor in medicina del lavoro

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Attività outdoor e medico del lavoro: definizioni

L’attività outdoor può cambiare il lavoro del medico competente? Cosa dice la normativa a riguardo? Quali sono i principali fattori che il medico del lavoro deve tenere in considerazione in ambienti lavorativi all’aperto?

 

Come abbiamo potuto vedere nel corso degli anni, l’attuale legislazione italiana riguardante la sicurezza sul lavoro tende a un approccio generalista: le normative riguardanti i vari settori di lavoro si stanno di conseguenza uniformando, anche in caso di ambienti di lavoro con particolarità rilevanti. Lo stesso vale per le attività outdoor, che presentano rischi e criticità peculiari.

Rientrano nella definizione di “attività outdoor” tutte le mansioni che, per la maggior parte della loro durata, vengono svolte in spazi aperti che non siano protetti (o siano poco protetti) dagli effetti di agenti atmosferici come pioggia, freddo e raggi UV. Si parla ad esempio di numerosi lavori del settore edilizio, agrario o forestale.

 

Attività outdoor e medico del lavoro: i limiti della normativa attuale

Per quanto concerne il medico del lavoro, uno di principali problemi legati all’attività outdoor è la mancanza di strumenti specifici di valutazione del rischio e di sorveglianza sanitaria. La normativa oggi in vigore non include tra i rischi codificati elementi come agenti atmosferici o radiazioni ottiche naturali.

 

I medici del lavoro coinvolti nell’attivita outdoor possono trovare alcune linee guida nel Titolo VIII del D.Lgs. (Agenti Definizioni Le lavorazioni outdoor: orientamenti pratici per il Medico del Lavoro Umberto Candura, Vice Presidente ANMA CONTRIBUTI E ARTICOLI ORIGINALI Premessa Aspetti normativi 5 Fisici): in questo documento vengono elencati e categorizzati tutti i rischi legati al lavoro all’aperto, dalle radiazioni ottiche artificiali alle atmosfere iperbariche passando per vibrazioni, campi elettromagnetici, microclimi e rumori forti. Nemmeno in questa lista sono tuttavia inclusi agenti atmosferici e radiazioni ottiche naturali, sebbene sia ormai certificato che l’esposizione continuata a questi elementi possa essere dannosa per la salute dell’uomo.

 

Attività outdoor e medico del lavoro: informazione vigilanza

In assenza di una normativa (più o meno riconosciuta) che regoli i fattori di rischio in materia di attività outdoor, il medico del lavoro deve fare del suo meglio e adattare le proprie competenze agli scenari in cui si trova a lavorare.

Uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione di incidenti è sicuramente l’informazione: il medico del lavoro deve configurarsi come punto di riferimento per dipendenti e datore di lavoro, fornendo informazioni circa tutti quei comportamenti e per le misure di sicurezza da adottare.

La formazione alla sicurezza in ambienti outdoor può spaziare dal corretto uso dei DPI alla possibilità di assunzione di farmaci, dal controllo dello stato della pelle agli effetti cumulativi delle esposizioni extra-lavorative. Il medico del lavoro impegnato all’aperto si troverà a dover ricordare di non stare al sole durante le ore calde, di indossare occhiali da sole e protezioni per la testa (es. cappelli a tesa larga, bandane), come anche di fare uso di creme protettive.

 

Altresì importante è la vigilanza: il medico competente deve cioè assicurarsi che vengano rispettate nel dettaglio tutte le indicazioni da lui fornite circa i comportamenti e le attrezzature per la sicurezza.

 

FONTE: Umberto Candura

corsi primo concorso

Formazione al primo soccorso aziendale

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Il ruolo del medico del lavoro nella formazione al primo soccorso in azienda: responsabilità e normativa vigente.

Nel contesto della formazione al pronto soccorso aziendale

corsi primo concorso

corsi primo concorso

, il ruolo del medico del lavoro è di importanza centrale. Dalla preparazione e dalla competenza del medico del lavoro dipendono l’efficacia della formazione al pronto soccorso e, di conseguenza, l’educazione alla sicurezza di ogni lavoratore dell’azienda interessata.

La prevenzione del rischio è infatti uno dei principali compiti del medico del lavoro, e la formazione al pronto soccorso è uno degli strumenti migliori per evitare il verificarsi di incidenti. La preparazione che il medico del lavoro fornisce ai lavoratori, anche minima, può essere infatti essenziale per garantire una reazione alle emergenze composta e ordinata. Al contrario, il personale del tutto privo di preparazione per le emergenze può dare adito a reazioni caotiche, aggravando anche situazioni di rischio non gravi.

 

Formazione al pronto soccorso aziendale: i programmi ministeriali

Il medico del lavoro impegnato nella formazione al pronto soccorso aziendale dovrebbe poter fare riferimento al programma previsto nel DM 388/03. Tuttavia, sono pochi i casi in cui tale normativa viene presa in considerazione in ogni suo dettaglio.

Spesso il medico del lavoro incaricato della formazione al pronto soccorso si concentra quasi esclusivamente sulla formazione alla rianimazione cardiopolmonare (BLS) e in particolare l’utilizzo del Defibrillatore Autonomo Esterno. Fino a qualche tempo fa, tuttavia, la formazione all’uso del DAE era una pratica poco diffusa se non negli ambienti degli “addetti ai lavori”, nonostante fosse uno dei punti più importanti della formazione al pronto soccorso aziendale.

Il discorso cambia per le tecniche di pronto soccorso mirate alla disostruzione delle vie respiratorie: spesso il medico del lavoro impegnato nella formazione al pronto soccorso aziendale non arriva a toccare l’argomento, sebbene il rischio di soffocamento per ostruzione sia uno di quelli più frequenti. Tra le tecniche di disostruzione risulta utile (soprattutto in ambienti scolastici) in particolare la manovra di Heimlich, che può essere usata per far espellere corpi estranei.

 

Formazione al pronto soccorso aziendale: problemi e contraddizioni

Tale disequilibrio tra i due argomenti trattati costituisce una delle principale contraddizioni dell’attuale approccio dei medici del lavoro alla formazione al pronto soccorso aziendale. Secondo i dati rilevati in un campione di circa 5000 frequentanti del corso, il 2,5% si è trovato nella necessità di eseguire una manovra di disostruzione delle vie respiratorie, facendo delle relative tecniche un’opzione da tenere in considerazione.

Per il medico competente impegnato nella formazione al pronto soccorso aziendale è quindi difficile adottare un approccio generalista: non esistono cioè linee guida universalmente applicabili che garantiscano i margini di sicurezza necessari in ogni posto di lavoro.

 

In conclusione

Per ogni contesto lavorativo, il medico del lavoro dovrebbe essere messo in grado di poter sviluppare un programma di formazione al pronto soccorso adeguato, tenendo conto delle caratteristiche peculiare dell’ambiente e dei rischi che esso presenta.

Più ancora, si evidenzia la necessità di corsi di aggiornamento teorici e pratici più frequenti per i fruitori finali.

FONTE: Paolo Losa

rischio videoterminale

Rischio Videoterminale

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Rischio Videoterminale: normative vigenti e strumenti da utilizzare nella sorveglianza sanitaria.

Videoterminalisti e medici del lavoro

rischio videoterminale

rischio videoterminale

: l’aumento dei primi ha portato importanti cambiamenti nel lavoro dei secondi. Con la diffusione di professioni e mansioni che prevedono l’uso di un videoterminale sono infatti cambiate le modalità con cui si svolge la sorveglianza sanitaria, uno dei principali compiti dei medici del lavoro.

La “sorveglianza sanitaria” si può riassumere in tutti gli atti medici che il medico competente compie allo scopo di tutelare lo “stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro”: questo è quanto stabilisce il Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i.

Il compito del medico del lavoro prevede quindi un’analisi approfondita con delle mansioni dei videoterminalisti, prestando attenzione alle caratteristiche generali della professioni come alle specifiche dell’ambiente lavorativo. Il medico del lavoro rileva così tutte le varie criticità e i possibili rischi per la vista legati a tale ruolo.

Videoterminalisti e medici del lavoro: definizioni

Per quanto riguarda il medico competente è fondamentale cosa si intenda per “videoterminalista”: secondo la normativa, la definizione include ogni lavoratore che utilizzi un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per almeno venti ore settimanali. L’orario di attività al videoterminale deve inoltre tenere conto della pausa di quindici minuti prevista ogni due ore di applicazione continuativa al videoterminale: si tratta di interruzioni previste dalla legge e di cui il medico del lavoro deve sempre verificare il rispetto.

Altro obiettivo fondamentale della sorveglianza sanitari per videoterminalisti è la verifica di assenza di fenomeni di discomfort: il medico del lavoro deve cioè assicurarsi che l’addetto al videoterminale non sia soggetto a fattori esterni che possono essere causa di stress fisico o psicologico. In questo modo, il medico del lavoro garantisce l’idoneità del lavoratore nel tempo.

Videoterminalisti e medici del lavoro: collaborazioni con specialisti della vista

Per mettere in evidenza tutte le situazioni a rischio nell’attività degli addetto al videoterminale, il medico del lavoro può avvalersi della consulenza professionisti del settore (es. oftalmologi). Una collaborazione di questo tipo aumenta la possibilità che la valutazione dei rischi sia completa e approfondita e, di conseguenza, permette al medico del lavoro di effettuare diagnosi precoci, prescrizioni di correzioni ottiche ed eventualmente training ortottico.

Come previsto anche dal Decreto Legislativo 81/08, il compito di coordinare i vari specialisti coinvolti rimane nello screening dei videoterminalisti è del medico del lavoro, al quale spetta inoltre il rilascio (e in seguito il rinnovo) dell’idoneità alla mansione specifica.
In questo senso, il medico del lavoro può servirsi di strumenti quali il test per la refrazione (ovvero la messa a fuoco) e per la motilità oculare (ossia la capacità dei due occhi di lavorare assieme), ovvero le due funzioni che l’occhio utilizza di più durante l’attività al videoterminale.

(Fonte: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-3_12.pdf )